Palazzo della Ragione – Visita guidata

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Pomeriggi d’Arte – 2019-2020 –  La prima VISITA GUIDATA del ciclo di Pomeriggi d’Arte  prevede la visita al Palazzo della Ragione a Padova.
Quest’anno Fantalica si concentrerà sui luoghi del potere a Padova.

Palazzo della Ragione a Padova

Siamo nel 1218, a Padova è una giornata fresca e limpida, quando Giovanni degliPalazzo della Ragione Eremitani firma i documenti per dare inizio alla costruzione della nuova sede comunale di Padova.
Questa struttura pubblica, una delle più grandiose tra quelle risalenti all’età gotica, fu realizzata in pieno periodo comunale, in una foggia ridotta e semplice.
Di Giovanni degli Eremitani non sappiamo poi molto, ma dell’opera  cui diede inizio, sicuramente le notizie sono assai più cospicue.

Edificato ed abitato in età precedenti il luogo dove sorge l’attuale Palazzo della Ragione rimane il cuore della città di Padova. Unici testimoni sono le fonti e i resti architettonici.
Sotto il Palazzo, infatti, rimane memoria dell’età romana. Le testine romaniche scolpite, poste sugli stipiti degli archi di accesso al mercato sotto il Salone, ne sono una riprova. Non si conosce la data esatta della costruzione primitiva ma già nel 1166 esisteva la parte inferiore dell’edificio che aveva funzioni pubbliche.

Palazzo della Ragione - scavi

I resti romani rinvenuti in sito, nel corso degli scavi condotti sul finire del secolo scorso, sono visibili a circa 7 metri di profondità rispetto alla quota di calpestio del soprastante Palazzo. Si tratta di una piccola porzione di edificio domestico di età imperiale, costruito a sua volta sopra strutture più antiche. Si possono ancora ammirare murature con tracce di affreschi parietali e un frammento di mosaico pavimentale bianco e nero. Tali elementi si conservarono sotto il crollo della copertura in tegole e coppi.

L’imponenza fisica del Palazzo della Ragione rispecchia l’importanza del luogo ed il valore che questo ha avuto nel corso della storia di Padova.
Lungo 82 metri ed alto 27 metri separa Piazza delle Erbe da Piazza della Frutta.
Inizialmente l’edificio aveva lo scopo di ospitare i tribunali e gli uffici finanziari.
Ruolo che rispettò in età comunale, ma anche durante la signoria Carrarese e durante la dominazione Veneziana (fino al 1797).

Un edificio dalle molte facce: a seconda delle esigenze della città si convertiva anche in sede commerciale, funzione che mantenne nel tempo.
Uno stretto rapporto ha da sempre legato il Salone e la giustizia.
“Salone” …
Fu proprio Johann Wolfgang Goethe, dopo una visita a Padova, a definire il Palazzo della Ragione il “Salone”: una sala talmente grande da non riuscirla ad immaginare neanche dopo averla vista.
Palazzo della Ragione - internoAi giorni di frate Giovanni degli Eremitani la vita delle città comunali era regolata da “statuti”: i primi risalgono all’inizio del XII secolo e riguardano soprattutto il commercio e le istituzioni politiche.
La forma attuale la si deve proprio a quest’uomo: tra il 1306 e il 1309 fece alzare la grande volta in legno a due calotte.
In un secondo momento furono aggiunti il porticato e le logge a copertura delle scale.
Il tetto fu rifatto, a capriate in legno di larice, secondo il modello di una carena di nave rovesciata: senza colonne centrali e ricoperto da piastre di piombo.

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Workshop – Calligrafia – Approfondimento

La calligrafia (dal greco kalòs, bello e grafia, scrittura) è l’arte della scrittura elegante e decorativa.

Nel mondo occidentale, le sue origini affondano nella tradizione degli scribi greci e romani, successivamente sviluppatasi in Europa, nel Medioevo, a opera dei monaci amanuensi e dei loro “codici” in stile romanico e gotico.

Nell’accezione moderna, la calligrafia, ha inizio nel Quattrocento, quando, denominata “Cancelleresca” o “Italico”, si lega al lavoro svolto presso le cancellerie di corti sovrane, sedi vescovili, comuni e signorie, grazie alla fluidità della sua esecuzione, in grado di accelerare i tempi di stesura dei documenti.

Questa calligrafia, di impronta rinascimentale, è all’origine di tutta la scrittura corsiva a mano praticata nelle scuole in Occidente fino ai nostri giorni. A partire dall’Ottocento, prevale, però, la versione inglese, di estrazione commerciale, elaborata nel secolo precedente. Entrambe queste scritture si distinguono per il carattere decorativo, ma sobriamente elegante e la versatilità.

Recentemente riscoperta come arte, nel pieno dell’epoca del digitale, la calligrafia corsiva, si presta particolarmente per decorare in modo armonioso inviti, lettere…

Per chi è affascinato da questa tipologia di decorazione artistica e desidera imparare ad applicarla, Sabato 8 Giugno dalle 9.30 alle 16.30 presso l’Associazione Culturale Fantalica si terrà il

WORKSHOP – PRIMO APPROCCIO ALLA CALLIGRAFIA

Il seminario affronterà le tecniche base della calligrafia, partendo dalle varie tipologie di segni, dai diversi mezzi utilizzabili per la realizzazione dello scritto (penna, matita, marcatore a punta pennello), fino ad arrivare alla realizzazione delle singole lettere maiuscole e minuscole e alla loro fluida concatenazione in parole.

La docente, Francesca Curtarello in arte ZELIDE, è una calligrafa e graphic designer diplomata alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia.
Di particolare rilievo la sua esperienza nell’ambito della progettazione e dell’allestimento di eventi, lavorando con wedding planner, agenzie di organizzazione e per importanti enti ed aziende, come la Collezione Peggy Guggenheim, il Festival del Cinema (entrambi di Venezia) e la griffe Dolce&Gabbana.

Workshop – Acquerello – Il potere del colore

L’acquerello si contraddistingue per l’estrema leggerezza, determinata dai colori freschi e delicati, dall’immediatezza espressiva e dall’agevole trasportabilità dei supporti e dei materiali, che ne consente l’esecuzione “en plein air”.

Questa tecnica, utilizzata a partire da grandi artisti del Rinascimento (fra i quali Dürer, Pisanello e Pinturicchio) per i loro studi preparatori o per riproduzioni botaniche e scientifiche, conquista la propria autonomia come genere pittorico in Gran Bretagna. Qui, alla fine del Settecento, viene fondata la prima Scuola nazionale di Acquerellisti, il cui massimo esponente fu Joseph Turner (1775-1851), considerato grande innovatore e uno dei massimi virtuosi dell’acquerello.

Fra i suoi capolavori in questa tecnica, i paesaggi e le vedute di città italiane e dei loro dintorni campestri, fra il reale e il visionario. Le potenzialità e le risorse espressive dell’acquerello, esaltate dalla maestria dell’artista, concorrono a creare un’ineguagliabile fusione di luce, forma e spazio.

L’acquerello è anche la tecnica ideale per fermare momenti vissuti, impressioni e paesaggi nei diari di viaggio. Ed è su questo particolare aspetto della tecnica che si è specializzata la nostra docente Romina Illuzzi.

Romina , sabato 8 giugno dalle 9.30 alle 16.30 presso l’Associazione Culturale Fantalica, terrà il

WORKSHOP DI ACQUERELLO – IL POTERE DEL COLORE: IL MONOCROMO E LE SUE VARIANTI

aperto a chiunque fosse interessato a prendere familiarità con la tecnica e la pratica dell’acquerello.

Il workshop si concentra sulle potenzialità del monocromo ed è strutturato su due fasi.
– inizialmente i partecipanti si cimenteranno su un primo studio a matita sul tema del paesaggio o del ritratto, individuando le criticità del soggetto e gli obiettivi del lavoro da compiere.
– si proseguirà con la successiva realizzazione ad acquarello del disegno preparatorio, step by step, sotto la guida di Romina.

La docente, diplomata presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, per oltre un decennio ricopre incarichi direttivi all’interno di alcuni dei più importanti cantieri di restauro veneti.

L’acquerello, inizialmente per lei oggetto di interesse a livello amatoriale, per la sua impareggiabile peculiarità di creare e fissare sulla carta emozioni, ricordi di viaggi e momenti di vita quotidiana, con il tempo diviene il fulcro della sua ricerca e della sua attività professionale artistica e didattica.

Le vie dell’acqua – La nuova opera di Tony Gallo al Portello

Dal 9 al 13 maggio Tony Gallo, il famoso street artist padovano Tony Gallo ha realizzato uno splendido murales nella zona del Portello: Le vie dell’acqua.
L’evento rientra nell’ambito della rassegna “Portello Segreto”  ideato e organizzato dall’associazione culturale Fantalica.

Le vie dell'acqua - La nuova opera di Tony Gallo al Portello

Per questa nuova edizione di Portello Segreto, Fantalica ha proposto all’artista Tony Gallo di realizzare un murales sul palazzo che ospita la sede dell’associazione, in via G. Gradenigo 10.

Il palazzo, era un tempo sede del “Rifugio minorenni”, poi riadattato a scuola dell’infanzia e ora centro culturale del Comune di Padova, dato in gestione all’associazione culturale Fantalica, al Centro Servizio Volontariato e al CAI di Padova.

Durante la realizzazione dell’opera, Tony Gallo è stato affiancato da alcuni studenti del Liceo artistico Pietro Selvatico durante la fase di decorazione dell’ingresso principale al palazzo.

Le vie dell'acqua - La nuova opera di Tony Gallo al Portello

Il titolo che l’associazione ha proposto all’artista e a tutti i soggetti coinvolti è stato “Le vie dell’acqua”, in quanto le acque della città per secoli hanno rappresentato un’occasione di incontro e dialogo tra popoli e culture. Particolarmente significativo il fatto di aver voluto quest’opera proprio lungo il canale Piovego, in prossimità dell’antico Porto fluviale di Padova che fino al XIX secolo fu la prima via di comunicazione con Venezia e quindi con l’Adriatico.

Un messaggio che vuole inserirsi in quello che sarà l’anno di Padova città Europea del Volontariato.

Le vie dell'acqua - La nuova opera di Tony Gallo al Portello

Ogni opera Tony Gallo vuole porre lo spettatore davanti ad una domanda importante: “quanto dura l’emozione o il desiderio dell’amore verso l’altro?”.

Nell’opera realizzata al Portello ci troviamo di fronte a due innamorati, a bordo di una barca, che lasciano cadere in acqua due origami a forma di cigno.
Come rivela lo stesso artista “è un’opera con una valenza simbolica. Vuole ricordare il profondo valore dell’acqua come via di comunicazione. Entrambi aspettano che la corrente porti i cigni ad avvicinarsi.
Alle spalle una grande “arca” che contiene sogni, speranze, desideri nelle acque in tempesta. Un’opera che parla di amicizia e di incontri, grande dedica alla città delle acque.

Le vie dell'acqua - La nuova opera di Tony Gallo al Portello

Tra i suoi progetti futuri ricordiamo la mostra ad Amsterdam, inaugurata il 10 maggio alla Art3035 Gallery, e la realizzazione di 13 muri oltre a nuovi lavori in Portogallo e in Calabria.

Ad ottobre, invece, qui a Padova sarà installata la sua prima scultura alta ben 3 metri!

L’Arte è forza – Tony Gallo si racconta

Tony Gallo si racconta in un’intervista dedicata alla sua arte e all’opera che realizzerà dal 9 al 12 maggio sulla facciata del palazzo in cui ha sede l’associazione Fantalica.
L’intervento è stato curato da Silvia Greggio, storica dell’arte e amica dell’artista.

“L’essere umano si mimetizza nella natura”.

È così che prende avvio il dialogo tra Silvia e Tony il quale esprime subito la necessità di rappresentare delle storie vissute (o magari da vivere) che l’hanno emozionato e, soprattutto, che possano emozionare anche gli altri.

I suoi personaggi antropomorfi trovano origine da una mancanza personale che l’ha portato ad adottare due gatti: questo spiega le piccole orecchie che spesso caratterizzano i cappelli dei propri personaggi.
Tra le domande più gettonate, afferma lui stesso con una battuta, sicuramente trova spazio quella sul becco.
Il becco è anch’esso un travestimento che permette ai miei “gatti” di poter volare”; è così che l’artista ci introduce al suo “mondo dei sogni”.

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Come nasce l’idea di un’opera?

Tony Gallo non parte da preconcetti. Quello che lui stesso vuole esprimere emerge solo a metà lavoro. Prima di realizzare l’opera direttamente sul muro, si dedica ad una fase di progettazione: ad ogni opera corrisponde un quadro che poi prenderà vita sulla parete designata.
L’opera murale è definita come una specie di “urlo dell’altezza”.

Il fine ultimo è quello di porre lo spettatore davanti ad una domanda importante: “quanto dura l’emozione o il desiderio dell’amore verso l’altro?”.

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E’ proprio dall’emozione che prendono vita le sue opere e per questo le realizza, come lui stesso afferm, “un po’ a occhio”.
Tony Gallo, infatti, non ha una base scolastica legata alla pittura, nasce e cresce come autodidatta. Certamente ha dedicato buona parte delle proprie nottate al perfezionamento di quella che, sicuramente, è una dote innata.

Lui stesso afferma “a scuola non ero granchè e i miei insegnanti non credevano che potessi riuscire in qualcosa. Mia madre ha lottato molto e ora sono molto contento che possa mostrare quello che sono in grado di fare”.

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Ma qual è l’opera che ama di più?

Senza dubbio quella del reparto di oncoematologia pediatrica.
Indubbiamente un’esperienza che l’ha segnato non solo come artista ma soprattutto come uomo, avviando collaborazioni sempre nuove.

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Tony Gallo si è poi confrontato con i ragazzi del Liceo Artistico Pietro Selvatico che lo
affiancheranno con dei piccoli lavori durante l’esecuzione dell’opera.
Si è parlato molto di critica e di come si debba reagire ad essa.
L’artista afferma che “le opere possono piacere o meno agli altri ma questo poco conta nel momento in cui a lui hanno già donato un’emozione”.

Un’altra tematica importante è stata quella “del non sentirsi all’altezza” di fronte a un lavoro
richiesto.

Tony ha rincuorato i ragazzi nel dire che ogni lavoro è sempre una sfida in cui non esiste il cosiddetto “blocco dell’artista”, bisogna far in modo che ciò che viene rappresentato sia sempre il risultato di un’emozione. E soprattutto, deve essere un regalo per gli altri.

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“Senza mai dimenticare che in questo lavoro l’educazione viene prima di tutto”.

La street art, infatti, è da sempre legata ad un concetto (forse anche pregiudizio) di “illegalità” che poco si addice al suo modus operandi.
Molti writers decoravano i treni perché arrivano dappertutto e fanno sì che i lavori possano essere conosciuti anche altrove.
In realtà, afferma, il comune dà a disposizione i cosiddetti “muri palestra”, ovvero dei muri concessi affinchè gli artisti possano rappresentare “legalmente” quanto vogliono e, “dato il grigio delle nostre città, è giusto che ci sia del colore”.

Ci piace chiudere questa breve finestra su Tony Gallo con le sue parole:

“Mi affeziono sempre alle mie opere. L’arte per me è un modo di esprimersi, di vivere, di sognare”.

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