INTRECCI CREATIVI – Arte

INTRECCI CREATIVI – Arte

Il Progetto “INTRECCI CREATIVI”, quest’anno alla seconda edizione, si struttura come evento culturale di dialogo fra le differenti forme artistiche oggetto dei corsi per adulti attivi a Fantalica (Fotografia, Disegno e Pittura, Recitazione Teatrale e Cinematografica, Scrittura Creativa, Fumetto e Taglio e Cucito).

 

INTRECCI CREATIVI – Arte

Il tema scelto per quest’anno sono LE EMOZIONI: i soci partecipanti ai laboratori, si stanno cimentando in un percorso di produzione di materiali artistici appartenenti ai differenti generi.
L’intero percorso confluirà in un unico happening/esposizione finale in programma per sabato 6 aprile, inserito all’interno dell’Open Day, in cui saranno presentati tramite workshop i corsi della nuova stagione.

 

INTRECCI CREATIVI – Arte

Facendo leva sulla naturale integrazione e interdipendenza fra le varie arti, così densa di potenziali sviluppi, lo scopo principale del Progetto è quello di sostenere la crescita artistica dei soci, ciascuno dei quali ha l’opportunità di condividere la propria competenza creativa (e di combinarla) con quella di altri colleghi, in vista di un comune obiettivo espressivo.

Elementi trainanti dell’intera manifestazione saranno i racconti brevi a opera dei soci del laboratorio di Scrittura Creativa. I racconti, imperniati sull’argomento delle emozioni, costituiranno anche l’elaborato finale del corso 2018/2019.
A seguire: le opere artistiche e fotografiche dei soci che aderiscono ai laboratori di Disegno e Pittura e Fotografia; i corti cinematografici girati dai corsisti di Recitazione Cinematografica e le performance teatrali dei nostri attori dell’Accademia teatrale YORICK-OFFICINE TEATRALI.

Il David di Michelangelo a Fantalica

L’Associazione Culturale Fantalica racconta il percorso che l’artista Clarissa Lionello sta portando avanti con i soci del laboratorio di Disegno e Pittura – I° modulo. Il David di Michelangelo a Fantalica

Il David di Michelangelo a Fantalica

Il percorso previsto nel laboratorio di Disegno e Pittura – I° modulo, inziato a febbraio 2019, possiamo dire essere partito alla grande!
Una bella classe di 12 soci si sta cimentando con le basi del disegno, accompagnati dalla docente e artista Clarissa Lionello.
Nel corso delle prime lezioni i nostri giovani artisti hanno imparato le regole base per realizzare un buon disegno: con tanta passione e impegno si sono dedicati alla prospettiva, alle proporzioni e all’impostazione del chiaro-scuro.
Dopo tanti sforzi arrivano i primi risultati e le prime soddisfazioni.

Il David di Michelangelo a Fantalica

Il soggetto delle ultime lezioni è stato il celebre David di Michelangelo.
Come tutti sappiamo questa nota opera del Buonarroti è da sempre il simbolo della fiera indipendenza dei fiorentini: il comportamento eroico del protagonista rappresentò bene l’intenzione del popolo fiorentino di lottare contro ogni tirannia.
Furono gli operai della cattedrale di Firenze, nel 1501, ad offrire il compenso al maestro per la realizzazione del monumento.

La Repubblica fiorentina commissionò la grande statua del David a Michelangelo. Precisamente furono gli operai della Cattedrale di Firenze che offrirono, il 16 agosto 1501, un compenso di 400 ducati L’effige dell’eroe biblico venne poi collocata di fronte alla sede del governo, Palazzo Vecchio.

Il David di Michelangelo a Fantalica

La scultura concepita da Michelangelo ha un aspetto classico nella concezione del personaggio, nella rappresentazione e nelle forme. David è in piedi e somiglia a un dio Greco, eroico e fiero. Il momento raffigurato nel marmo è quello che precede il lancio della pietra che ucciderà Golia. Si tratta quindi della piena osservanza dei precetti della tragedia classica. Gli autori evitavano infatti la rappresentazione dell’azione nel suo compimento. Veniva così rappresentato il momento immediatamente antecedente, carico di aspettativa e di tensione. Inoltre lo sguardo di David è concentrato nel valutare il lancio da compiere. Questa interpretazione dell’evento pone così l’accento sulla ragione e sull’efficacia dell’intelligenza rispetto alla sola forza bruta esercitata da Golia.

Horse Painting – Clarissa Lionello

Horse Painting – Clarissa Lionello a Roma per una importante e splendida iniziativa dove arte e natura hanno saputo creatre un sodalizio e un dialogo incredibile.

Horse Painting - Clarissa Lionello

Lo scorso 15 febbraio, nell’ambito del Salone dell’Equitazione e dell’Ippica CAVALLI A ROMA, nel padiglione SlowLife, si è svolto l’evento internazionale HORSE PAINTING.
Progetto promosso dall’Associazione Centre Hippique Mahdia (Tunisia) e l’Associazione A.S.SE.A ONLUS di Moncalieri (TO), con finalità educative e di comunicazione interculturale.

A questo happening “equi-artistico” ha aderito l’artista Clarissa Lionello, insegnante di pittura e disegno all’Associazione Culturale Fantalica.
Clarissa ha proposto un’inedita performance pittorica, dal vivo, su “tela-coperta” artigianale tunisina, in tessuto jeans, indossata da una cavalla di nome “Umbria”.

Horse Painting - Clarissa Lionello

Il coinvolgimento di un animale così sensibile ed empatico come il cavallo, da sempre al fianco dell’uomo, ha significato per Clarissa un’esperienza unica sia dal punto di vista artistico, sia in quanto occasione di emozionante interazione emotiva.
Un lavoro imprevedibile: il cavallo si prestava come inusuale “cavalletto mobile” e il supporto pittorico era irregolare, con molteplici pieghe.

“Mi veniva naturale accarezzare e parlare con la cavalla” –… lei mi osservava e guardava con curiosità quello che stavo facendo, in un’interazione continua

Horse Painting - Clarissa Lionello

“Le pennellate, soprattutto quelle più pesanti e lunghe impresse sulla coperta, sono state fatte come una carezza, un momento di unione fra noi, che ha generato piacevoli sensazioni in ritorno”

“Sono grata a Umbria… che mi ha accompagnato in questa avventura con pazienza e fiducia, permettendomi di vivere un’esperienza unica…”

Come si evince dalla foto, qualità della performance è stata di eccellente livello. Congratulazioni a Clarissa per la bravura e il coraggio dimostrati.

Mostra Artistica – Volti – Acquerelli di Romina Illuzzi

L’Associazione Culturale Fantalica
in collaborazione con il Comune di Selvazzano
e il Baki Ristorante Bar
presenta

VOLTI – ACQUERELLI DI ROMINA ILLUZZI

Inaugurazione 14 Febbraio 2019
ore 18.30

Acquerelli

La Mostra Artistica “Volti – Acquerelli di Romina Illuzzi” tratta di ritratti, per la maggior parte di nazionalità straniera, ispirati a foto trovate sul web.
Queste opere ad acquerelli rappresentano l’aggiornamento della ricerca dell’artista sul tema del ritratto, cominciata negli ultimi anni.
Il ritratto viene inteso nel senso più completo del termine: Romina, in questa ricerca, vuole coniugare figura formale, intesa come somiglianza, e l’analisi psicologica.
Un ritratto è “un’istantanea dietro cui c’è un’intera vita in posa” e la capacità dell’artista dovrebbe riuscire a rendere degli squarci.

Acquerelli

In questi volti, considerata l’eterogeneità di provenienza dei soggetti, l’artista ha cercato delle storie vissute.
L’intento era di provare a rappresentare  i soggetti prima che si voltassero e tornassero alle loro vite, ai loro giorni.
Sono personaggi che raccontano mondi “altri” rispetto a quello dell’artista: regalano un piccolo seme di conoscenza su altri territori e su altre condizioni.

Acquerelli

Il volto quindi è stato méta e strumento.
Méta perché obiettivo della personale ricerca di Romina nella sfera emotiva.
Strumento di un “andare virtuale”, di un viaggio di conoscenza dei territori senza mappe o guide scritte, ma guidata dall’ombra su uno sguardo o dallo sbocciare di un sorriso.

” Prima di Babbo Natale ” di Marco Callegari

In quanto curatore della mostra Prima di Babbo Natale .
Santa Claus nelle illustrazioni tra Ottocento e Novecento 
e socio dell’Associazione Culturale Fantalica, ho pensato di dare un contributo scrivendo un articolo sul tema.

Intanto, perché di questa mostra? Da bambino la festa del Natale è sempre stata per me molto coinvolgente e soprattutto magica, vuoi per i colori, le luci e l’atmosfera che trasformavano la casa dove abitavo in un posto “diverso”, vuoi per l’attesa dei regali portati da questo personaggio strano, di fatto proveniente da un’altra dimensione abitata da folletti, elfi e altre figure a lui simili come la Befana. L’infanzia ovviamente termina quando si comincia a essere davvero consapevoli della realtà del mondo che ci circonda, e quindi il credere ciecamente in Babbo Natale finisce con essa, però non sempre tutto è come sembra. Il fatto di continuare poi con le sorelle più piccole a far credere nella esistenza del noto portatore di doni e ancor più con i figli e con i loro cuginetti, mi ha portato a riflettere sull’effettiva realtà di questa figura. Ma prima di tutto è bene ripercorrere – sia pure a grandi linee – la complicata genesi di Santa Claus e per questo vi chiedo di accompagnarmi in un viaggio di oltre 2000 anni, ma niente paura!, condensato in pochi minuti di lettura.

Partiamo da lontano, ovvero da prima dell’avvento del Cristianesimo, quando per i popoli legati all’agricoltura il Solstizio invernale rappresentava un momento fondamentale delle loro esistenze: se il Sole avesse continuato a perdere di forza e la luce fosse stata inghiottita sempre più dalla notte, i raccolti della stagione successiva sarebbero stati compromessi e quindi sarebbero state inevitabili morte, carestia e sofferenze, sempre in agguato per tutti. Ecco quindi che sono ben comprensibili i festeggiamenti per lo scampato pericolo, con un vicendevole scambio di piccoli doni presso i Romani o i Germani, accompagnati anche da altre ritualità simboliche per favorire la ripresa del Sole e della Natura con roghi notturni, oppure con la credenza di cavalcate volanti sopra i campi da parte di dee della fertilità per i Celti (ma anche per i Romani) o l’addobbare abeti rossi come fossero alberi da frutto tra i Vichinghi e creare decorazioni di sempreverdi tra i Celti.

Laboratori artistici “Il mio buffo Babbo Natale”

La sostituzione da parte del Cristianesimo di feste pagane col culto dei propri santi, ha fatto sì che San Nicola diventasse il protettore dei bambini e il portatore di doni per eccellenza del periodo solstiziale: secondo il calendario giuliano in uso nel medioevo e fino al 1582, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi il 6 dicembre, data della sua festa, venne a trovarsi vicinissimo al giorno più breve dell’anno e quindi fu naturale far rivestire al santo di Myra tale ruolo. Ma si sa, le tradizioni più antiche sono dure a morire e inaspettatamente riemergono sotto forme diverse. Nelle Alpi per esempio San Nicola lo si vide (e lo si vede tuttora) accompagnato da una terrificante torma di demoni pelosi e cornuti, i Krampus, che altro non sono che la impersonificazione delle ancestrali forze animalesche, richiamando anche alla mente l’orda selvaggia che nelle dodici notti accompagnava Diana tra i Romani e Odino tra i Germani durante la Caccia notturna. Così quando a sua volta il culto di San Nicola venne abrogato dalla Riforma di Martin Lutero, che lo sostituì col più inoffensivo Christkind, nell’area di lingua tedesca e in quelle confinanti dell’Europa centro-settentrionale il suo posto venne preso proprio da quell’aiutante terrorizzante e oscuro (vari sono i nomi usati oltre a Krampus: Knecht Ruprecht, Hans Trapp, Père Fouettard, Belsnickel, Schmutzli etc.), che oltre a punire i bambini cattivi bacchettandoli e portandoli via in un sacco o in una gerla, premiava quelli buoni con frutta e dolciumi.

Nel corso del ‘700 queste figure vennero sempre più private della connotazione punitiva e si trasformarono nel Weihnachtsmann (l’Uomo della Notte di Natale): un vecchio dalla barba bianca, vestito con un abito lungo e pesante dotato di cappuccio a punta o di un pesante copricapo invernale, che nella Notte di Natale portava regali ai bambini anche se aveva ancora con sé delle bacchette di legno per quelli cattivi. Nel contempo in Inghilterra già dal XV secolo era testimoniata la presenza dello spirito gioioso del Natale, ovvero Father Christmas, immaginato nel ‘700-’800 come un alto uomo con la barba bianca, vestito con una lunga veste rossa o bianca, tutto inghirlandato con sempreverdi: era il personaggio principale di un corteo mascherato che girava per le case per festeggiare la festività con musica e pantomime. A differenza del “collega” tedesco, Father Christmas non portava regali, dato che in Inghilterra era usanza scambiarseli il primo giorno dell’anno.

Ed eccoci finalmente a Santa Claus, che è un personaggio di nascita americana, anzi più precisamente newyorkese. Il nome deriva dall’olandese Sinterklaas (San Nicola), portato nella colonia di Nuova Amsterdam dai suoi fondatori provenienti dai Paesi Bassi, e negli anni ‘20 dell’800 era stato immaginato come un minuscolo e arzillo vecchietto vestito alla moda olandese degli inizi del secolo precedente con tanto di tricorno, marsina e pantaloni al ginocchio. Viaggiava su una slitta in miniatura tirata da otto piccolissime renne, che lo portavano sui tetti da dove scendeva nei camini per riempire le calze dei bambini buoni. Attorno alla metà dell’800 si trasformò in una sorta di piccolo elfo paffuto e ridanciano vestito con una aderente pelliccia dal pelo corto, grazie all’influenza degli immigrati tedeschi provenienti dal Palatinato, che avevano portato con sé il ricordo del loro Belsnickel, ovvero Nicola in pelliccia.

Fu poi negli anni ‘80 del secolo che Santa Claus prese le sembianze, che oggi conosciamo. Il responsabile fu Louis Lang, che a partire dal 1873 produsse una serie di cartoline destinate al mercato inglese, in cui rese Santa Claus più alto e sostituì la pelliccia marrone con l’abito rosso bordato di bianco con tanto di citurone e stivali neri. Il successo di questa immagine fu pressoché immediato negli USA, ma la sua diffusione mondiale si deve alla pubblicità della Coca Cola realizzata dal pittore Hadden H. Sundblom agli inizi degli anni ‘30 del ‘900, che ne fissò le caratteristiche a livello mondiale.

Questa è la storia, e mi scuso per la lunghezza di quanto avete dovuto leggere. Però è stato necessario ripercorrere tutte le trasformazioni subite da questo personaggio, per potervi a questo punto fare la seguente domanda, che implicitamente pongo anche a tutti coloro che verranno a vedere la mostra: davvero non esiste Santa Claus? ne siete davvero convinti?

Vedete, da oltre 2000 anni puntualmente al Solstizio d’inverno arrivano regali ai bambini (e non solo); da almeno 600 anni vi sono testimonianze scritte della sua presenza; a partire dal ‘600 vi sono quadri di grandi pittori olandesi, che ritraggono l’arrivo di Sinterklaas, conservati nei più importanti musei; dal 1821 a New York vengono realizzate illustrazioni riguardanti Santa Claus e dalla seconda metà dell’800 sono stati realizzati milioni di esemplari di cartoline prima in Germania e poi nel resto dell’Occidente; dal 1841 (1841!!!) Santa Claus è ininterrottamente utilizzato come testimonial per non ho neppure idea quante campagne pubblicitarie di qualunque tipo e per qualunque prodotto; per non parlare di film, telefilm, racconti, libri etc. Potrei continuare, ma mi fermo qui: è possibile che un essere di questo tipo non esista? Magari non in carne e ossa, ma non è necessario ormai che qualcosa sia davvero fisico e tangibile per essere davvero reale. E – aggiungo – fondamentale per la vita di miliardi e miliardi di esseri umani.

Termino citando una frase del re dell’immaginazione trasportata nel mondo reale, Stan Lee: “Non credevo che l’Uomo Ragno sarebbe diventato l’icona mondiale che oggi è. Io speravo solo che il fumetto vendesse così da potermi tenere il lavoro.”

Grazie Stan, sei stato grandissimo, ma Santa Claus come icona si mangia l’Uomo Ragno a colazione. Da 2000 anni.