Workshop – Calligrafia – Approfondimento

La calligrafia (dal greco kalòs, bello e grafia, scrittura) è l’arte della scrittura elegante e decorativa.

Nel mondo occidentale, le sue origini affondano nella tradizione degli scribi greci e romani, successivamente sviluppatasi in Europa, nel Medioevo, a opera dei monaci amanuensi e dei loro “codici” in stile romanico e gotico.

Nell’accezione moderna, la calligrafia, ha inizio nel Quattrocento, quando, denominata “Cancelleresca” o “Italico”, si lega al lavoro svolto presso le cancellerie di corti sovrane, sedi vescovili, comuni e signorie, grazie alla fluidità della sua esecuzione, in grado di accelerare i tempi di stesura dei documenti.

Questa calligrafia, di impronta rinascimentale, è all’origine di tutta la scrittura corsiva a mano praticata nelle scuole in Occidente fino ai nostri giorni. A partire dall’Ottocento, prevale, però, la versione inglese, di estrazione commerciale, elaborata nel secolo precedente. Entrambe queste scritture si distinguono per il carattere decorativo, ma sobriamente elegante e la versatilità.

Recentemente riscoperta come arte, nel pieno dell’epoca del digitale, la calligrafia corsiva, si presta particolarmente per decorare in modo armonioso inviti, lettere…

Per chi è affascinato da questa tipologia di decorazione artistica e desidera imparare ad applicarla, Sabato 8 Giugno dalle 9.30 alle 16.30 presso l’Associazione Culturale Fantalica si terrà il

WORKSHOP – PRIMO APPROCCIO ALLA CALLIGRAFIA

Il seminario affronterà le tecniche base della calligrafia, partendo dalle varie tipologie di segni, dai diversi mezzi utilizzabili per la realizzazione dello scritto (penna, matita, marcatore a punta pennello), fino ad arrivare alla realizzazione delle singole lettere maiuscole e minuscole e alla loro fluida concatenazione in parole.

La docente, Francesca Curtarello in arte ZELIDE, è una calligrafa e graphic designer diplomata alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia.
Di particolare rilievo la sua esperienza nell’ambito della progettazione e dell’allestimento di eventi, lavorando con wedding planner, agenzie di organizzazione e per importanti enti ed aziende, come la Collezione Peggy Guggenheim, il Festival del Cinema (entrambi di Venezia) e la griffe Dolce&Gabbana.

Workshop – Acquerello – Il potere del colore

L’acquerello si contraddistingue per l’estrema leggerezza, determinata dai colori freschi e delicati, dall’immediatezza espressiva e dall’agevole trasportabilità dei supporti e dei materiali, che ne consente l’esecuzione “en plein air”.

Questa tecnica, utilizzata a partire da grandi artisti del Rinascimento (fra i quali Dürer, Pisanello e Pinturicchio) per i loro studi preparatori o per riproduzioni botaniche e scientifiche, conquista la propria autonomia come genere pittorico in Gran Bretagna. Qui, alla fine del Settecento, viene fondata la prima Scuola nazionale di Acquerellisti, il cui massimo esponente fu Joseph Turner (1775-1851), considerato grande innovatore e uno dei massimi virtuosi dell’acquerello.

Fra i suoi capolavori in questa tecnica, i paesaggi e le vedute di città italiane e dei loro dintorni campestri, fra il reale e il visionario. Le potenzialità e le risorse espressive dell’acquerello, esaltate dalla maestria dell’artista, concorrono a creare un’ineguagliabile fusione di luce, forma e spazio.

L’acquerello è anche la tecnica ideale per fermare momenti vissuti, impressioni e paesaggi nei diari di viaggio. Ed è su questo particolare aspetto della tecnica che si è specializzata la nostra docente Romina Illuzzi.

Romina , sabato 8 giugno dalle 9.30 alle 16.30 presso l’Associazione Culturale Fantalica, terrà il

WORKSHOP DI ACQUERELLO – IL POTERE DEL COLORE: IL MONOCROMO E LE SUE VARIANTI

aperto a chiunque fosse interessato a prendere familiarità con la tecnica e la pratica dell’acquerello.

Il workshop si concentra sulle potenzialità del monocromo ed è strutturato su due fasi.
– inizialmente i partecipanti si cimenteranno su un primo studio a matita sul tema del paesaggio o del ritratto, individuando le criticità del soggetto e gli obiettivi del lavoro da compiere.
– si proseguirà con la successiva realizzazione ad acquarello del disegno preparatorio, step by step, sotto la guida di Romina.

La docente, diplomata presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, per oltre un decennio ricopre incarichi direttivi all’interno di alcuni dei più importanti cantieri di restauro veneti.

L’acquerello, inizialmente per lei oggetto di interesse a livello amatoriale, per la sua impareggiabile peculiarità di creare e fissare sulla carta emozioni, ricordi di viaggi e momenti di vita quotidiana, con il tempo diviene il fulcro della sua ricerca e della sua attività professionale artistica e didattica.

Aspettando Tony Gallo a Fantalica

Portello Segreto 2019 – Simboli e misteri. Il  occasione della realizzazione dell’opera dell’artista Padovano, Fantalica incontra Tony Gallo.

L’artista

Tony Gallo, pseudonimo di Alberto Tonello, nasce a Padova nel 1975. Inizia il suo percorso artistico come musicista per poi dedicarsi alla pittura.
Segue un percorso da autodidatta che lo avvicina sempre più al mondo della street art.
Inizialmente ha lavorato come molti altri writers illegalmente sui quei muri che definisce “grigi” o legati a spazi fatiscenti e abbandonati. Successivamente ha cambiato il suo rapporto con il contesto cittadino e si è allontanato da questa modalità di esecuzione preferendo quella che si potrebbe definire come una “committenza artistica” in collaborazione con le autorità; va laddove è richiesto.

Reportage su Tony Gallo per il progetto #insideartist. Il muro è stato realizzato nella località di Limena a pochi passi da Padova, al di fuori della scuola elementare Beato Arnaldo.
Ph. @Daniele Pace

Un’arte emozionale

Solitamente lavora sospeso a dieci/venti metri d’altezza per riportare in vita e dare emozioni a pareti di scuole, palazzi, ospedali, negozi. I suoi personaggi antropomorfi, noti ormai a tutti non solo a Padova, popolano l’intera città facendosi portavoce di sentimenti ed emozioni. Come lui stesso afferma “Vado dove mi portano i miei personaggi. Racconto fiabe moderne”; attraverso le sue illustrazioni ci coinvolge in quello che sembra essere un contesto onirico e che invece si rivela uno spaccato di realtà.
La sua arte che definisce “emozionale”, è una “poesia in spray” che diventa lo specchio delle sue stesse emozioni e dei valori in cui crede, primo fra tutti quello della famiglia. Uno dei lavori più famosi è certamente quello dedicato all’ospedale pediatrico di Padova.

Reparto di oncologia pediatrica. Credits to @Mattlumine

Sicuramente la diffusione radicale del suo lavoro è legato alla comunicazione attraverso i social network, canali che hanno rapidamente diffuso nell’immaginario collettivo le idee dell’artista. Nel 2016 la città di Padova gli conferisce il Premio Noi#GenerazioneMerito durante il Galileo Festival dell’innovazione. Tra i suoi personaggi preferiti spiccano sicuramente i gatti travestiti e i bambini in una visione di famiglia ideale in un contesto sociale in continuo mutamento.

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Chiese padovane della via Annia: Ognissanti e Santa Sofia

Portello Segreto 2019 – Simboli e misteri. Il  secondo INCONTRO CULTURALE del progetto Portello Segreto ci guiderà alla scoperta di due antiche chiese: Ognissanti e Santa Sofia

Le due chiese, nate lungo quella che era l’antica Via Annia, sono entrambe di origine Altomedievale.

Chiesa di Ognissanti


La chiesa di Ognissanti nasce alle dipendenze di uno xenodochio ovvero una struttura del tempo adibita ad ospizio gratuito per pellegrini e forestieri. Sia la chiesa che l’ospitium erano officiate dai monaci benedettini i quali possedevano a loro volta un cenobio. Il monastero che accoglieva sia monaci che monache divenne priorato e crebbe sempre più, fino ad inglobare la chiesa stessa.
Intorno al ‘500, a causa delle fatiscenti condizioni delle strutture, il cardinale Corner decise di affidare i lavori di restauro a Vincenzo Scamozzi.

Progetto di Scamozzi per il complesso di Ognissanti

Finiti i lavori la chiesa contava ben cinque altari e della parte antica a croce latina conservò solo la parte terminale verso il presbiterio e il campanile.
Negli anni ha ospitato anche la fraglia dei barcaroli del Portello che possedevano un altare e veneravano la statua quattrocentesca della Vergine, ora alla chiesa dell’Immacolata.
Accanto alla chiesa, posta all’interno di quello che in origine era un portale di accesso al monastero, è visibile il meccanismo della ruota degli esposti, utilizzata sino alle legislazioni fasciste.
Al suo interno si può ammirare il paliotto d’altare decorato da marmi bianchi e neri.

Paliotto dell’altare della Vergine

Affianco al presbiterio sono visibili due altari cinquecenteschi. Su uno di essi
è posto l’affresco miracoloso originariamente sito nella Chiesa della C’a di Dio, poi demolita.

Santa Sofia

La Chiesa di Santa Sofia fondata secondo la tradizione da San Prosdocimo sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato ad Apollo, sorge su uno snodo stradale molto importante per la Padova del tempo.

E’ stata interessata da diversi lavori di restauro di cui si possono vedere tracce soprattutto all’interno della cripta incompiuta.
Esteticamente presenta un importante abside risalente al primo cantiere intorno al 1070; esso è caratterizzato da archi ciechi e da una galleria, tutto convergente alla grande nicchia centrale.
L’imponente costruzione, che alcuni datano addirittura al X secolo o addirittura al VII (Pietro Selvatico), sembra evocare la tradizione ottoniana e bizantina, con un ricercato uso cromatico della pietra e del cotto, per la raffinata disposizione delle aperture e degli equilibri.

Abside


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VIA ANNIA: SULLE TRACCE DI UN’ANTICA STRADA

Portello Segreto 2019 – Simboli e misteri. Il primo incontro culturale ci guiderà alla scoperta della Via Annia.

Stesa nel 131 o nel 153 a.C. da un magistrato appartenente alla gens Annia – il pretore Tito Annio Rufo o il console Tito Annio Lusco – la via Annia è dunque una delle più importanti arterie stradali del Veneto di epoca romana.

Secondo una delle ipotesi finora più accreditate, essa fu concepita come prolungamento della via Popillia che da Rimini raggiungeva Adria. Sicuramente il suo capolinea settentrionale era Aquileia e il suo tracciato seguiva, a partire da Padova, l’andamento del litorale adriatico che delimita il golfo di Venezia, pur mantenendosi più arretrato rispetto all’effettiva linea di costa.

1. Il tracciato della Via Annia secondo l’ipotesi del topografo Luciano Bosio

Un tracciato che si sviluppa quindi attraverso siti e luoghi che, a partire dall’età del Bronzo recente, avevano costituito un interessante sistema fatto di rispondenze tra mare e terra, integrato con percorsi interni terrestri, fluviali e rotte marine, che dagli angoli più remoti del Mediterraneo aveva portato in area alto-adriatica le genti più diverse.
Si può affermare che la via Annia costituisca, unitamente alla via Postumia (costruita nel 148 a.C. per unire Aquileia a Genova), un’infrastruttura viaria di eccezionale rilevanza. In ottica romana era di certo finalizzata al controllo politico del territorio, ma anche al collegamento dei territori dell’Italia nord-orientale con il resto del mondo romano e, conseguentemente, alla promozione e all’incremento degli scambi culturali e commerciali tra le aree collegate. Proprio la capillarità della rete viaria di epoca antica denota infatti come questi territori nord-orientali, ricchi, fertili e strategicamente proiettati verso il centro dell’Europa, siano stati, per i Romani, al centro di una vera e propria “politica alto-adriatica”.

Con il consolidarsi della presenza romana nel nord-est dell’Italia, in quel territorio destinato a divenire all’inizio del I secolo d.C. con Augusto la X Regio, anche l’organizzazione territoriale è pervenuta a un’eccezionale sviluppo. Questo è attestato dal sorgere, parallelamente all’articolarsi della rete stradale, di vaste divisioni agrarie (centuriazioni a nord e a sud di Padova, nell’agro altinate, a nord/nord-est di Concordia e a nord-ovest di Aquileia), di nuclei insediativi sparsi nelle campagne (vici, ville rustiche), nonché di veri e propri insediamenti urbani dislocati nei punti strategici, alcuni di antica tradizione, altri di più recente crescita urbana.
Gli studi condotti sul tracciato dell’Annia a partire dall’inizio del secolo scorso, unitamente alla lettura delle fotografie aere e delle riprese da satellite, hanno permesso di ricostruire con certezza gran parte del percorso di quest’antica strada romana della quale restano sì significative emergenze archeologiche, ma di cui molto resta ancora da scoprire.

Alcune testimonianze

Dell’esistenza della via Annia le fonti antiche hanno fornito diverse testimonianze, anche se in modo non omogeneo per l’intero percorso. Per il tratto Adria-Padova, infatti, le fonti tacciono completamente, per cui la ricostruzione del tracciato è ipotizzata esclusivamente sul dato archeologico, toponomastico, e sull’analisi delle riprese aeree. Diversa è invece la situazione relativa al tratto Padova-Aquileia per il quale vi sono numerose menzioni. In particolare, in tre degli Itinerari antichi vengono indicate, in maniera abbastanza concorde, le distanze intercorrenti tra i centri principali toccati dalla strada – Padova, Altino, Concordia, Aquileia – e vengono menzionate anche le principali stazioni intermedie per la sosta e il cambio dei cavalli.
La ricostruzione del percorso dell’antica strada romana poggia anche su alcuni dati archeologici fondamentali. In primo luogo il rinvenimento dei miliari, i cippi di forma circolare, fatti disporre dai costruttori della strada o da coloro che, nei tempi, ne avevano promosso opere di restauro e manutenzione, che venivano dislocati lungo il tragitto e spesso recavano la distanza in miglia di punti logisticamente rilevanti rispetto ai centri principali.
Alcuni di questi cippi miliari sono stati rinvenuti in situ, di altri, rinvenuti fuori contesto, è stato però possibile ipotizzare la collocazione originaria.
Ma il tracciato dell’Annia è stato ricostruito anche in base al rinvenimento di strutture e infrastrutture connesse alla strada. Per quanto riguarda le strutture, non pochi sono i veri e propri lacerti stradali rinvenuti nei territori attraversati: si tratta per lo più di stratificazioni di ghiaie pressate nelle aree extraurbane; di terrapieni funzionali all’attraversamento in posizione sopraelevata di quelle estese aree paludose che delimitavano la gronda lagunare e, infine, di vere e proprie pavimentazioni in basoli (lastre poligonali in pietra) nei contesti urbani.

2. La Via Annia a Concordia Sagittaria (VE). Pavimentazione in basoli (Archivio Progetto Via Annia).

Tra le infrastrutture sono i ponti a rivestire un ruolo di primo piano, poiché la via Annia attraversava un territorio idrograficamente difficile, solcato da numerosi corsi d’acqua che sono oggi in parte scomparsi, ma che in passato erano caratterizzati da significativa portata e pertanto richiedevano la presenza di solidi ponti in pietra.


Foto: Padova, Musei Civici – Museo Archeologico. Allestimento della sezione dedicata alla Via Annia, realizzato nell’ambito del Progetto Via Annia (foto Gabinetto Fotografico – Musei Civici di Padova).

Dott.ssa Francesca Veronese,
Curatore Museo Archeologico, Musei Civici di Padova

 

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